sabato 24 novembre 2012

IL CONTRIBUTO DELLA RICERCA E SVILUPPO ALLA CREAZIONE DI UTILI D'IMPRESA


FRONTEGGIARE LA RECESSIONE: IL CONTRIBUTO DELLA RICERCA ALLA CREAZIONE DI VALORE AGGIUNTO

(elogio al bravo progettista)


In economia, come per tanti altri campi della vita, l’unica cosa oggettiva è che tutto è soggettivo.

Tale apertura, rubata al grandissimo Woody Allen, serve per introdurvi il pensiero di un caro amico intento a spiegarmi, durante uno scambio di opinioni e con sue parole, il proprio punto di vista sull’attuale situazione recessiva. Egli si rivolge a me con la deferenza di chi ritiene di trovarsi di fronte ad un interlocutore infarcito di quella teoria (nella quale comunque non nutre fiducia alcuna) che contraddistingue uno studioso. Così, armato dell’esperienza derivante dalla sua brillante carriera nell’avanzato mondo del “zero errori in ogni cosa che progettiamo”, mi espone umilmente, ma in modo straordinario, i suoi concetti.

“Io semplifico e secondo me l'economia funziona così …c'è un tecnico che ha una buona idea … da cui nasce un prodotto che cambia la vita della gente … un prodotto che ha potenzialità di distribuzione mondiale…..”

Ecco, si chiama …. meglio non dirlo…. posso solamente dirvi che è un ottimo progettista meccanico ed un buon coordinatore della produzione; condividiamo l’amore per la mitica Ducati che tanto ci ha fatto soffrire da quando Stoner ha lasciato la scuderia (ricordo ancora un mitico duello sul cavatappi con Vale Rossi e la sua Yamaha).

Bene, costui non si occupa di economia, non conosce il marketing e non sa cosa sia un cash-flow ma ha capito bene una cosa: se hai un’azienda e vuoi crescere, avere un futuro dinamico e coinvolgente, devi avere un TUO prodotto. E’ inoltre importante che, questo prodotto, cambi la vita alla gente, che sia qualcosa di rivoluzionario. Infatti, la prima legge dell’innovazione (Reiss) sostiene che qualcosa di innovativo deve essere per forza qualcosa di utile!

Questo mio amico, il quale per inciso avrebbe avuto enormi chance per diventare un degno erede di Pirlo se non fosse stato un suo coetaneo, va ancora più in profondità: devi essere un tecnico per partorire una buona idea che rivoluzioni il mondo!

Ecco, questo “Ducatista centromediano metodista”, buon progettista ed abile coordinatore, ha colpito nel segno: serve una buona idea, che abbia potenzialità di distribuzione mondiale, utile (che soddisfi dei bisogni), e serve un buon tecnico che sappia svilupparla e tradurla in un prototipo.

Per tutta la storia umana l’innovazione e la ricerca hanno rappresentato il motore del progresso, anche se tra l’inizio dell’esplorazione e l’effettiva soluzione dei problemi spesso sono passati secoli. In ogni epoca, l’iter progettuale è passato per una ricerca dello sconvolgimento dell’ordine delle cose conosciute, per la creazione di cose nuove che cambiassero la realtà sino a quel momento conosciuta. Tralascio, per questioni di brevità, il racconto delle immense difficoltà in cui questi pionieri si trovarono a lavorare, nell’immaginare un nuovo mondo, quando intorno a loro regnava l’oscurantismo medioevale.

A volte, le innovazioni possono anche avvenire anche in modo del tutto casuale. Si studia un problema, si trova una soluzione e si scopre poi che la stessa possiede altre infinite applicazioni. La pneumatica, ad esempio, oggi viene utilizzata anche nel biomedicale per gli esoscheletri utili alla riabilitazione di pazienti privi di mobilità agli arti inferiori. In ogni caso, serve trasformare un concetto in un prodotto che sia utile per riuscire a fare quell’innovazione tanto cara ai nostri adorati ministri.

Per ottenere innovazione in azienda serve un adeguato ambiente di lavoro, dove le idee possano fiorire e dove si trovi il coraggio per affrontare il nuovo; serve una fucina di idee dove i dibattiti sull’innovazione stimolino nuovi modelli o delineino nuovi bisogni. In America (ma questo lo confesso, l’ho rubato ad un’italiana che in California trovò terreno fertile per le proprie idee), le persone si trovano intorno ad un tavolo ed avviano processi di brain storming (esposizione di pensieri ad alta voce) su ogni sorta di argomento, ciò al fine di stimolare la creatività e trovare sempre nuove idee.

Il problema è che non tutte le aziende, quand’anche fossero in possesso di buone idee, possono avere al proprio interno o un ambiente simile o anche solo dei tecnici in grado di trasformare in un prototipo un’idea ritenuta interessante. Il problema può essere superato ricorrendo alle risorse liberamente disponibili all’esterno della nostra organizzazione.  Il processo si chiama “outsourcing”, l’azienda si avvale delle professionalità che servono, quando se ne avverte il bisogno, reperendole esternamente.

Tra gli attori sociali disponibili abbiamo i centri di ricerca e le università, enti i quali possono agevolmente mettere a disposizione le proprie capacità e concretizzare progetti grazie a competenze specifiche di alto livello. E’ oramai in fase di chiusura la misura di cui al decreto legge nr. 70 del 13 maggio 2011 finalizzato a far lavorare in partnership imprese e centri specifici per progetti di ricerca industriale. Le imprese e i centri, se collaborano insieme, possono impostare progetti che fanno la differenza sul conto economico.

L’attività di trasferimento tecnologico realizzata da soggetti pubblici e privati (Università, Centri di ricerca pubblici e privati, Parchi Scientifico-Tecnologici) è indirizzata ad imprese che intendono acquisire i risultati della ricerca e dell’innovazione fatta da esperti o “personalizzare” le tecnologie in essere sulla base delle specifiche esigenze aziendali.

Il vantaggio di simili misure pubbliche, è duplice:
- da un lato avvicina l’Università ed i Centri di Ricerca al mondo della produzione;
- dall’altro consente alle imprese di sostenere la ricerca a costi quasi nulli.

Difatti, un progetto aziendale sviluppato operativamente ricorrendo a tali enti, godeva di sgravi contributivi nella misura del 90% della “spesa incrementale d’investimento”. Questo 90% si applicava al valore che eccedeva la media degli investimenti effettuati nel triennio 2008-2010. In pratica, parlando delle nostre aziende (non strutturate e che non hanno capitali da investire ogni anno in ricerca e sviluppo), era possibile fare un importante investimento in ricerca disponendo di pochissime risorse.

Dato che recenti indagini sull’innovazione nella piccole impresa manifatturiera hanno dimostrato quanto segue:

AMMONTARE DELL’INVESTIMENTO
PERCENTUALE DEI CASI
Sotto i 10.000 euro
45,8%
Da 10 a 15.000 euro
29,7%
Da 50 a 100.000 euro
21,9%
Da 100 a 200.000 euro
  1,3%
Sopra i 200.000 euro
  1,3%
                        Fonte: Bollettino dell’Innovazione Tecnologica – anno 17 – nr. 3

era possibile alzare il budget di spesa per Research & Development senza compromettere la sopravvivenza dell’azienda. Un investimento di 200.000 euro in R&S, difficilmente sostenibile per la più parte delle PMI, poteva diventare accessibile ad almeno il 25% delle stesse.

Unitamente al decreto sopra citato, che speriamo venga riproposto con qualche decreto entro dicembre, riteniamo opportuno segnalare un’altra importante misura, il F.N.I., Fondo Nazionale per l’Innovazione. Anche questo è un utile strumento per consentire di portare sul mercato prodotti innovativi ed è di recente emissione.

Le linee di intervento, finalizzate all’acquisto o alla valorizzazione di brevetti, disegni e modelli, sono due:
-          favorire l’accesso al credito in assenza di garanzie,
-          favorire la partecipazione al capitale di rischio per acquisto o valorizzazione dei soli brevetti.

Come si può notare, gli strumenti disponibili per far fare un salto di qualità alle PMI esistevano ed esistono e, se utilizzati, possono consentire la creazione di valore aggiunto in aziende altrimenti avviate al declino dei saggi di profitto.

Un case history umbro recentemente concluso, mi ha permesso di riscontrare un effettivo incremento nella redditività oraria degli operai impiegati nel montaggio dell’innovazione, superiore di ben 6-8 volte a quanto garantivano le produzioni conto terzi:


ARTICOLI IN PRODUZIONE
(SETTORE ALTA TECNOLOGIA)
CLIENTE
€/ORA UOMO
% INCREM. Valore Agg.to
PRODUZIONE REALIZZATA CONTO TERZI

GRANDI AZIENDE TERZIARIZZATE
€ 60,00

base di partenza


PRODOTTO FRUTTO DELLA R&S CON ENTI

MERCATO

€ 461,00

+ 668,00%

        Fonte: dati interni azienda XXXX

Non mi resta che chiudere questa elogio al “bravo progettista” dicendovi che, grazie a questa innovazione, il 2012, invece di essere economicamente e finanziariamente disastroso, si chiuderà con la tenuta del saggio di profitto nonostante la contrazione dei fatturati: lavorare meno per lavorare con maggior soddisfazione.


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