FRONTEGGIARE LA RECESSIONE : IL
CONTRIBUTO DELLA RICERCA ALLA CREAZIONE DI VALORE AGGIUNTO
(elogio al bravo progettista)
In economia,
come per tanti altri campi della vita, l’unica
cosa oggettiva è che tutto è soggettivo.
Tale
apertura, rubata al grandissimo Woody Allen, serve per introdurvi il pensiero
di un caro amico intento a spiegarmi, durante uno scambio di opinioni e con sue
parole, il proprio punto di vista sull’attuale situazione recessiva. Egli si
rivolge a me con la deferenza di chi ritiene di trovarsi di fronte ad un
interlocutore infarcito di quella teoria (nella quale comunque non nutre
fiducia alcuna) che contraddistingue uno studioso. Così, armato dell’esperienza
derivante dalla sua brillante carriera nell’avanzato mondo del “zero errori in
ogni cosa che progettiamo”, mi espone umilmente, ma in modo straordinario, i
suoi concetti.
“Io semplifico e secondo me l'economia
funziona così …c'è un tecnico che ha una buona idea … da cui nasce un prodotto
che cambia la vita della gente … un prodotto che ha potenzialità di
distribuzione mondiale…..”
Ecco, si
chiama …. meglio non dirlo…. posso solamente dirvi che è un ottimo
progettista meccanico ed un buon coordinatore della produzione; condividiamo
l’amore per la mitica Ducati che tanto ci ha fatto soffrire da quando Stoner ha
lasciato la scuderia (ricordo ancora un mitico duello sul cavatappi con Vale
Rossi e la sua Yamaha).
Bene, costui
non si occupa di economia, non conosce il marketing e non sa cosa sia un
cash-flow ma ha capito bene una cosa: se
hai un’azienda e vuoi crescere, avere un futuro dinamico e coinvolgente, devi
avere un TUO prodotto. E’ inoltre importante che, questo prodotto, cambi la
vita alla gente, che sia qualcosa di rivoluzionario. Infatti, la
prima legge dell’innovazione (Reiss) sostiene che qualcosa di innovativo deve essere per forza qualcosa di utile!
Questo mio
amico, il quale per inciso avrebbe avuto enormi chance per diventare un degno
erede di Pirlo se non fosse stato un suo coetaneo, va ancora più in profondità:
devi essere un tecnico per partorire
una buona idea che rivoluzioni il mondo!
Ecco, questo “Ducatista
centromediano metodista”, buon progettista ed abile coordinatore, ha colpito
nel segno: serve una buona idea, che abbia potenzialità di distribuzione
mondiale, utile (che soddisfi dei bisogni), e serve un buon tecnico che sappia svilupparla
e tradurla in un prototipo.
Per tutta la
storia umana l’innovazione e la ricerca hanno rappresentato il motore del
progresso, anche se tra l’inizio dell’esplorazione e l’effettiva soluzione dei
problemi spesso sono passati secoli. In ogni epoca, l’iter progettuale è
passato per una ricerca dello sconvolgimento dell’ordine delle cose conosciute,
per la creazione di cose nuove che cambiassero la realtà sino a quel momento
conosciuta. Tralascio, per questioni di brevità, il racconto delle immense
difficoltà in cui questi pionieri si trovarono a lavorare, nell’immaginare un
nuovo mondo, quando intorno a loro regnava l’oscurantismo medioevale.
A volte, le
innovazioni possono anche avvenire anche in modo del tutto casuale. Si studia
un problema, si trova una soluzione e si scopre poi che la stessa possiede
altre infinite applicazioni. La pneumatica, ad esempio, oggi viene utilizzata anche
nel biomedicale per gli esoscheletri utili alla riabilitazione di pazienti
privi di mobilità agli arti inferiori. In ogni caso, serve trasformare un
concetto in un prodotto che sia utile per riuscire a fare quell’innovazione
tanto cara ai nostri adorati ministri.
Per ottenere
innovazione in azienda serve un adeguato ambiente di lavoro, dove le idee
possano fiorire e dove si trovi il coraggio per affrontare il nuovo; serve una
fucina di idee dove i dibattiti sull’innovazione stimolino nuovi modelli o delineino
nuovi bisogni. In America (ma questo lo confesso, l’ho rubato ad un’italiana
che in California trovò terreno fertile per le proprie idee), le persone si
trovano intorno ad un tavolo ed avviano processi di brain storming (esposizione
di pensieri ad alta voce) su ogni sorta di argomento, ciò al fine di stimolare
la creatività e trovare sempre nuove idee.
Il problema è
che non tutte le aziende, quand’anche fossero in possesso di buone idee,
possono avere al proprio interno o un ambiente simile o anche solo dei tecnici
in grado di trasformare in un prototipo un’idea ritenuta interessante. Il
problema può essere superato ricorrendo alle risorse liberamente disponibili
all’esterno della nostra organizzazione.
Il processo si chiama “outsourcing”,
l’azienda si avvale delle professionalità che servono, quando se ne avverte il
bisogno, reperendole esternamente.
Tra gli
attori sociali disponibili abbiamo i centri di ricerca e le università, enti i quali
possono agevolmente mettere a disposizione le proprie capacità e concretizzare
progetti grazie a competenze specifiche di alto livello. E’ oramai in fase di
chiusura la misura di cui al decreto legge nr. 70 del 13 maggio 2011
finalizzato a far lavorare in partnership imprese e centri specifici per
progetti di ricerca industriale. Le imprese e i centri, se collaborano insieme,
possono impostare progetti che fanno la differenza sul conto economico.
L’attività di
trasferimento tecnologico realizzata da soggetti pubblici e privati
(Università, Centri di ricerca pubblici e privati, Parchi
Scientifico-Tecnologici) è indirizzata ad imprese che intendono acquisire i
risultati della ricerca e dell’innovazione fatta da esperti o “personalizzare”
le tecnologie in essere sulla base delle specifiche esigenze aziendali.
Il vantaggio di simili misure pubbliche, è duplice:
- da un lato avvicina l’Università ed i Centri di Ricerca al
mondo della produzione;
- dall’altro consente alle imprese di sostenere la ricerca a
costi quasi nulli.
Difatti, un progetto aziendale sviluppato operativamente
ricorrendo a tali enti, godeva di sgravi contributivi nella misura del 90%
della “spesa incrementale d’investimento”.
Questo 90% si applicava al valore che eccedeva la media degli investimenti
effettuati nel triennio 2008-2010.
In pratica, parlando delle nostre aziende (non
strutturate e che non hanno capitali da investire ogni anno in ricerca e
sviluppo), era possibile fare un importante investimento in ricerca disponendo
di pochissime risorse.
Dato che recenti indagini sull’innovazione nella piccole impresa
manifatturiera hanno dimostrato quanto segue:
AMMONTARE DELL’INVESTIMENTO
|
PERCENTUALE DEI CASI
|
Sotto i 10.000 euro
|
45,8%
|
Da
|
29,7%
|
Da
|
21,9%
|
Da
|
1,3%
|
Sopra i 200.000 euro
|
1,3%
|
era possibile alzare il budget di spesa per Research &
Development senza compromettere la sopravvivenza dell’azienda. Un investimento
di 200.000 euro in R&S, difficilmente sostenibile per la più parte delle
PMI, poteva diventare accessibile ad almeno il 25% delle stesse.
Unitamente al decreto sopra citato, che speriamo venga riproposto
con qualche decreto entro dicembre, riteniamo opportuno segnalare un’altra
importante misura, il F.N.I., Fondo Nazionale per l’Innovazione. Anche questo è
un utile strumento per consentire di portare sul mercato prodotti innovativi ed
è di recente emissione.
Le linee di intervento, finalizzate all’acquisto o alla
valorizzazione di brevetti, disegni e modelli, sono due:
-
favorire
l’accesso al credito in assenza di garanzie,
-
favorire
la partecipazione al capitale di rischio per acquisto o valorizzazione dei soli
brevetti.
Come si può notare, gli strumenti disponibili per far fare un
salto di qualità alle PMI esistevano ed esistono e, se utilizzati, possono
consentire la creazione di valore aggiunto in aziende altrimenti avviate al declino
dei saggi di profitto.
Un case history umbro recentemente concluso, mi ha permesso di
riscontrare un effettivo incremento nella redditività oraria degli operai
impiegati nel montaggio dell’innovazione, superiore di ben 6-8 volte a quanto
garantivano le produzioni conto terzi:
ARTICOLI
IN PRODUZIONE
(SETTORE ALTA
TECNOLOGIA)
|
CLIENTE
|
€/ORA UOMO
|
% INCREM. Valore Agg.to
|
PRODUZIONE REALIZZATA
CONTO TERZI
|
GRANDI AZIENDE
TERZIARIZZATE
|
€ 60,00
|
base di partenza
|
PRODOTTO FRUTTO DELLA
R&S CON ENTI
|
MERCATO
|
€ 461,00
|
+ 668,00%
|
Fonte: dati interni azienda XXXX
Non mi resta che chiudere questa elogio al “bravo progettista” dicendovi che, grazie a questa innovazione, il 2012, invece di essere economicamente e finanziariamente disastroso, si chiuderà con la tenuta del saggio di profitto
nonostante la contrazione dei fatturati: lavorare
meno per lavorare con maggior soddisfazione.
.jpg)


